PIERLUIGI CIOCCA “TORNARE ALLA CRESCITA – Perchè l’economia italiana è in crisi e cosa fare per rifondarla

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Pierluigi Ciocca

TORNARE ALLA CRESCITA

Perché l’economia italiana è in crisi e cosa fare per rifondarla

PAGG. 218

2018 DONZELLI EDITORE

COSTO 19 EURO

 

Perché L’economia è in crisi e cosa fare per rifondarla in un libro di Pieluigi Ciocca

L’estrema gravità della condizione dell’economia italiana è appalesata dalla pesantissima contrazione del Pil e, ancor più, dal cronico ristagno della produttività e

La sua  è un’economia con strutturali elementi di fragilità: l’orografia accidentata, sotto il suolo nulla, sopra il suolo poco, nella periferia d’Europa. Dovrebbe insegnare che il benessere materiale degli italiani non è mai conquistato per sempre: dipende sia dalla intensità.

L’economia italiana da anni è affetta da due mali congiunti: –domanda globale anemica; –stallo della produttività. La bassa domanda globale frena la fuoruscita dalla recessione, la ripresa dell’economia. L’improduttività delle imprese frena la crescita, lo sviluppo di lungo periodo dell’economia. Ripresa e crescita – ciclo e trend – vengono, non solo dai media incompetenti, spesso confuse. Sono invece da distinguere, pur nelle reciproche connessioni.

L’Italia unita si è arricchita in due occasioni: il 1900-1913, l’età “giolittiana”, e il 1950-1969, gli anni del «miracolo economico». Allora la finanza pubblica in ordine, gli investimenti in infrastrutture fisiche ed immateriali, un quadro giuridico acconcio, la risposta delle imprese alla concorrenza si unirono a progressi nella cultura, nelle istituzioni, nella politica: questo insieme compensò gli svantaggi strutturali e l’economia crebbe. Dopo ha cominciato a diminuire la crescita e si è arrivati agli anni 2000 in cui il declino economico dell’Italia è divenuto drammatico. Qualora dovesse permanere una congiunta inadeguatezza dello Stato e dell’Impresa nel rilanciare produzione e occupazione attraverso la produttività, la via estrema sarebbe il taglio dei salari reali, con pesanti implicazioni sociali e politiche.

Il libro si conclude delineando le azioni che solleverebbero l’economia italiana dalle sabbie mobili in cui da un quarto di secolo essa si dibatte. L’indicazione delle linee d’intervento, di una diversa politica economica rispetto a quella seguita sinora, scaturisce dall’analisi: equilibrio di bilancio; investimenti pubblici; rinnovata attenzione al Mezzogiorno; perequazione distributiva; diritto dell’economia; concorrenza. Occorre unirvi la pressione dell’Europa affinché la Germania riassorba i suoi surplus e accetti per l’Euroarea sia la golden rule di bilancio (investimenti pubblici finanziati almeno in parte con debito) sia un central banking all’altezza dei focolai d’instabilità che, oltre a inflazione e deflazione dei prezzi, possono accendersi in un’economia di mercato Tuttavia, gli interessi costituiti nazionali e internazionali, la miopia individualista dei partiti politici, le resistenze culturali, i difetti d’analisi verranno battuti se la società civile si convincerà che il problema economico – più della stessa, pur grave, questione dell’immigrazione – costituisce il nodo da recidere per l’ulteriore progresso e che esistono soluzioni, razionali, non traumatiche. Le azioni necessarie richiedono tempo per esplicare i loro effetti. Vanno, quindi, intraprese al più presto. Ogni ulteriore ritardo sarebbe pregiudizievole capitalistica.

 

 

Biagio Gugliotta.

Essere campioni è un dettaglio

PAOLO BRUSCHI
ESSERE CAMPIONI E’ UN DETTAGLIO
Storia del XX secolo tra sport e società
PAGG. 298
ALTER EGO S.R.L
SCATOLE PARLANTI
COSTO 16 EURO

Storia del XX secolo tra sport e società in un libro di Paolo Bruschi

Il libro di Paolo Bruschi “Essere campioni è un dettaglio – Storia del XX secolo tra sport e società” di 298 pagine, edito da Alter Ego S.rl, ed acquistabile al prezzo di 16 euro, mette in rilievo che lo sport è diventato un ambito privilegiato di espressione delle multiformi creatività, fisicità, ed emotività umane, e tutto questo in forme libere e non eterodirette, è avvenuto soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
Ancora alla vigilia della prima guerra mondiale le persone comuni faticavano a pensare che l’attività fisica e lo sport come diletto, potessero entrare a far parte della vita sportiva; sportivi ed atleti erano visti come figure irraggiungibili figli dei ricchi borghesi che potevano destinare il loro tempo ad impieghi non utilitaristici.
Non a caso, molte discipline sportive nacquero come passatempi per i rampolli di buona famiglia e rimasero socialmente esclusive fino a quando non si affermò, ufficialmente o meno, il professionismo, che consentì ai ceti inferiori di dedicarsi al gioco competitivo.
In seguito ci fu l’uso dello sport a fini di controllo sociale, indottrinamento ideologico e cemento nazionalistico, molto teorizzato e sperimentato nei regimi totalitari e solo nel secondo dopoguerra l’esplosione della pratica sportiva su un piede di assoluta libertà che oggi è messa in discussione dal quasi incontrastato predominio di persuasive logiche commerciali.
In sostanza il testo scritto con un linguaggio chiaro e lineare, ripercorre sei aree tematiche, eventi socio-sportivi molto interessanti dei calciatori che si sono opposti alle dittature ed alle battaglie, degli atleti afroamericani, passando per le atlete dello sport femminile, per affermarsi, e cita nomi di atleti che hanno fatto epoca.

Biagio Gugliotta.

Essere campioni è un dettagliio

PAOLO BRUSCHI
ESSERE CAMPIONI E’ UN DETTAGLIO
Storia del XX secolo tra sport e società
PAGG. 298
ALTER EGO S.R.L
SCATOLE PARLANTI
COSTO 16 EURO

Storia del XX secolo tra sport e società in un libro di Paolo Bruschi

Il libro di Paolo Bruschi “Essere campioni è un dettaglio – Storia del XX secolo tra sport e società” di 298 pagine, edito da Alter Ego S.rl, ed acquistabile al prezzo di 16 euro, mette in rilievo che lo sport è diventato un ambito privilegiato di espressione delle multiformi creatività, fisicità, ed emotività umane, e tutto questo in forme libere e non eterodirette, è avvenuto soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
Ancora alla vigilia della prima guerra mondiale le persone comuni faticavano a pensare che l’attività fisica e lo sport come diletto, potessero entrare a far parte della vita sportiva; sportivi ed atleti erano visti come figure irraggiungibili figli dei ricchi borghesi che potevano destinare il loro tempo ad impieghi non utilitaristici.
Non a caso, molte discipline sportive nacquero come passatempi per i rampolli di buona famiglia e rimasero socialmente esclusive fino a quando non si affermò, ufficialmente o meno, il professionismo, che consentì ai ceti inferiori di dedicarsi al gioco competitivo.
In seguito ci fu l’uso dello sport a fini di controllo sociale, indottrinamento ideologico e cemento nazionalistico, molto teorizzato e sperimentato nei regimi totalitari e solo nel secondo dopoguerra l’esplosione della pratica sportiva su un piede di assoluta libertà che oggi è messa in discussione dal quasi incontrastato predominio di persuasive logiche commerciali.
In sostanza il testo scritto con un linguaggio chiaro e lineare, ripercorre sei aree tematiche, eventi socio-sportivi molto interessanti dei calciatori che si sono opposti alle dittature ed alle battaglie, degli atleti afroamericani, passando per le atlete dello sport femminile, per affermarsi, e cita nomi di atleti che hanno fatto epoca.

Biagio Gugliotta.

Il nuovo mondo di Franesco

ANTONIO SPADARO
Il NUOVO MONDO DI FRANCESCO
Come il Vaticano sta cambiando la politica globale
con testi di
Luigi Accattoli Giulio Albanese Giorgio Bernardelli Alberto Bobbio Giancarlo Bosetti Lucia Capuzzi Giovanna Chirri
Fabio Colagrande Riccardo Cristiano Vania De Luca Massimo Faggioli Giacomo Galeazzi Orazio La Rocca Matteo Matzuzzi José Luis Narvaja
Francesco Peloso Enzo Romeo Iacopo Scaramuzzi Piero Schiavazzi Francesco Sisci Gianni Valente Roberto Zuccolini
PAGG. 208
2018 MARSILIO
COSTO 17 EURO

Il libro di Antonio Spadaro” Il mondo di Francesco – Come il Vaticano sta camniando la politica globaale” di 208 pagine edito di Marsilio Editori, ed acquistabile al prezzo di 17 euro, mette in rilievo che occuparsi della politica internazionale di Francesco significa immergersi in una visione spirituale che si nutre di un profondo senso della catastrofe possibile e delle forze del male in azione, e nello stesso tempo di una fiducia unica nel mistero di Dio che porta ad accettare i piccoli passi, i processi, l’autorità mondana, i colloqui, le trattative, i tempi lunghi, le mediazioni. Tutto ciò, che serve al tentativo di evitare lo scontro, per quanto resti ineliminabile. Francesco non si impegna nel discernimento delle forze (partitiche, politiche, militari) con le quali allearsi e da sostenere per far trionfare il bene. Egli confida nel futuro escatologico, ed in Dio solo. Ma è proprio questo che lo spinge a tentare ogni possibile sforzo per puntare all’ integrazione”, a ciò che porta gli uomini sulla strada del bene, pur in mezzo alle tentazioni di questo mondo. Quest’accettazione della conversazione diplomatica si fonda sulla certezza che non si dia a questo mondo l’impero del bene, esattamente come non si realizza l’impero del male. Il potere mondano è per questo definitivamente de-sacralizzato. Se chi fa il politico è chiamato a farsi “santo” proprio facendo il politico, operando per il bene comune, d’altra parte nessun potere politico è “sacro” e, parimenti, nessuno è il “cattivo”, cioè l’incarnazione del demonio. Per questo bisogna dialogare con tutti. E ciò è scandaloso perché lascia aperta una porta (a volte davvero stretta, ma comunque aperta) L’energia che porta Francesco a frenare la corsa del mondo verso il baratro, dunque, non lo spinge al compromesso con i poteri, ma lo obbliga a impegnarsi nel dialogo con essi. Questo è il punto più delicato del ragionamento, perché a volte la Chiesa intende che l’unico modo di frenare la decadenza sia quello di allearsi con un partito che ne permetta la sopravvivenza come agenzia di senso. Bergoglio, invece, dialoga con ciascuno e con nessuno stringe alleanze. In virtù di questo atteggiamento Francesco si assume sotto il profilo diplomatico la responsabilità di posizioni rischiose e spesso criticate. I suoi detrattori lo accusano di “confusione”, ma in realtà questa parola è soltanto un tentativo di imbrigliare la sua libertà di movimento che non risponde esclusivamente a criteri di prudenza. Anzi, a volte la tradizionale cautela diplomatica cede il passo all’esercizio della parresia, fatta di chiarezza e perfino di denuncia problematica. “Per quanto invece riguarda la misericordia, si afferma che è stata come il “filo conduttore” che ha guidato i suoi viaggi apostolici già nel corso dell’anno passato”. In genere quando pensiamo alla misericordia siamo convinti di far riferimento a un buon sentimento cristiano, ma sentir declinare questa parola all’interno di un contesto politico, diplomatico e geopolitico Nel libro si parla anche della misericordia politica di Bergoglio che ha una forte radice teologica, e si fonda su una radice essenziale: il volto di Dio. In fondo, il Giubileo della Misericordia ha espresso l’impegno a riaprire in termini non soltanto astratti, ma esistenziali, la questione su chi è Dio. Il volto di Dio misericordioso fonda un modo nuovo di affrontare l’impegno politico; per questo Francesco ne ha parlato agli ambasciatori. Contemplare il volto di Dio porta a pensare la riconciliazione nello scacchiere mondiale come un obiettivo pratica Bergoglio, papa delle periferie, vuole mettere in guardia dall’esclusione economica e sociale che produce scarti umani e minaccia la fraternità. Tutti devono essere messi nella condizione di “rendere effettiva la loro dignità”. Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; e un nome a livello spirituale: libertà di spirito, che comprende la libertà religiosa, il diritto all’educazione e tutti gli altri diritti civili. Un altro ampio settore senza protezione rischia di essere l’ambiente naturale, a causa di «una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale”. In conclusione, la Chiesa di papa Francesco in Africa ha di fronte a sé società più urbane e moderne, ma segnate da cambiamenti molto rapidi e incapaci di assorbire le contraddizioni con il loro passato. Le prime scelte di Bergoglio appaiono chiare e simboliche. Invitano soprattutto a non mancare l’appuntamento con la “Chiesa in uscita” anche in questo continente. La “pietra scartata” dell’Africa può diventare “testata d’angolo” e, proprio perché più scartata di tutte, metro di paragone per il mondo intero. Ma per innescare questo processo la Chiesa è chiamata a mettersi in movimento rispondendo alle innumerevoli sfide che si trova davanti con fantasia e visione per il futuro.

Biagio Gugliotta.

L’Economia sospesa – Il Vangelo è ingegnoso

 

GIANDONATO SALVIA
L’ECONOMIA SOPESA
IL VANGELO E’ INGEGNSO
PREFAZIONE DEL CARDINALE MONTENEGRO
PAGG.128
2018 EDIZIONI SAN PAOLO
COSTO 12,50 EURO

L’economia che si interessa dei poveri, di bene comune e di socialità in un libro di Giandonato Silvia

Il libro di Giandonato Salvia ”L’economia sospesa -il vangelo è ingegnoso”, di 132 pagine, con la prefazione del Cardinale Montenegro, edito dalle Edizioni San Paolo, ed acquistabile al prezzo di 12,50 euro, mette in rilievo che l’economia oltre che di mercato, di speculazione, di Borse, di spread, può interessarsi anche del mondo dei poveri, di bene comune, di servizio, di socialità È bene ricordare che chi dona non si impoverisce mai e che essere canali per i beni materiali significa riconoscerci custodi e non proprietari di quanto ci viene donato. Le esperienze di volontariato in terre di missione (Africa, Sud America, Est Europa), gli studi in Economia degli intermediari e dei mercati finanziari e la fede in Gesù hanno portato Giandonato Salvia a considerare l’esigenza di sviluppare un nuovo linguaggio economico. È un linguaggio che consegna agli operatori economici la sintassi del Vangelo .La sua ingegnosità sta nella capacità di utilizzare i mezzi moderni e di trasformarli in strumenti di condivisione che consentono di mettere a disposizione dell’umanità, che è nel bisogno anche il poco che si ha. È possibile, perciò, rinnovare oggi il miracolo dei pani e dei pesci. La carità, infatti, per essere tale non può solo accontentarsi di essere affettiva, ma necessariamente deve essere efficace e concreta.
In conclusione sorge d’obbligo la seguente domanda: può l’economia avere qualche legame con il Vangelo? Sembra la domanda sottesa al suo libro. Si tratta di una domanda alla quale il giovane autore risponde con la sua proposta dell’economia sospesa, dove si rincorrono, in un sistema unico e unitario, parole che normalmente sembrano inconciliabili: economia, Vangelo, informatica, Gesù, povertà e poveri. Inoltre Salvia rende stuzzicante il suo libro-proposta perché fa funzionare anche il cuore. Il progetto che presenta, infatti, è un modo nuovo per continuare e attualizzare il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci di cui parla il Vangelo.
Biagio Gugliotta.

 

STORIA SOCIALE DELLA TELEVISIONE IN ITALIA 1954 1969

DAMIANO GAROFALO
STORIA SOCIALE DELLA TELEVISIONE IN ITALIA
1954-1969
PAGG. 172
MARSILIO
COSTO 12,50 EURO

La storia sociale della televisione nel nostro paese in un libro di Damiano Garofalo

Il libro di Damiano Garofalo “Storia sociale della televisione italiana 1954 -1969”, di 172 pagine, edito da Marsilio ed acquistabile al prezzo di 12,50 euro, mette in rilievo che la questione della “nascita della televisione, presenta un tema ricorrente nella storia dell’industria culturale nazionale, e le vicende sulla televisione in Italia, hanno finora privilegiato soprattutto alcuni aspetti nello studio del mezzo.
L’attenzione storica è stata rivolta alla dimensione politico -istituzionale ed alle vicende che hanno orientato i diversi tentativi di “progettare” e “controllare” la televisione pubblica alle “svolte di sistema” delle scelte politiche.
Un secondo aspetto “storico” riguarda la dimensione prevalentemente simbolica e culturale dei testi televisivi, sviluppando una “storia dei programmi” che ha controbilanciato la dimenticanza di questi ultimi in molte storie istituzionali.
Nel libro si parla anche della televisione che ha fatto il suo ingresso nel 1954 e prima che entrasse nelle case degli italiani, era posseduta solo da bar e circoli di partito, e coloro che volevano vedere le trasmissioni televisive andavano in questi luoghi.
Inoltre la relazione tra l’evento del mezzo e la definizione di un paradigma della modernità in particolare nelle zone scarsamente alfabetizzate dell’Italia nel dopoguerra, si ramificava da un lato nella diffusione di esperienze culturali, dall’altro nel fenomeno dell’urbanizzazione verso le aree industriali.
Dopo il periodo preso in esame dall’autore del libro, la televisione italiana, ha fatto molti passi in avanti ed oggi la maggior parte delle famiglie oltre a possederla, hanno anche il digitale terrestre e sono state introdotte le tv a pagamento come SKy e Premium che sono tivù a pagamento.

Biagio Gugliotta

Come trattare gli altri e farseli amici

DALE CARNEGIE
COME TRATTARE GLI ALTRI E FARSELI AMICI
PAGG 263
2010 BOMPIANI
COSTO 12 EURO

Come relazionarsi con gli altri e farseli amici con consigli in un libro di Dale Carneigie

Il libro di Dale Carnegie “Come trattare gli altri e farseli amici”, ben documentato, affronta il modo con cui riuscire a capire e comportarsi con gli altri.
Le sue parole sono dei consigli che un immediato utilizzo pratico sul lavoro, in casa, nell’ufficio ecc….
Nel testo viene affermato che c’è un solo modo per ottenere da qualcuno quello che vogliamo fare in modo che l’altra persona voglia quello che vogliamo noi.
Inoltre viene citato John Dewey che affermava che il bisogno più sentito della natura umana è il desiderio di essere importanti e viene messo in rilievo che una delle virtù meno apprezzate oggi giorno è proprio quella di saper gratificare la gente.
Egli propone vari suggerimenti vere e proprie perle di saggezza, per imparare a relazionarsi con gli altri facendoseli amici ed una di queste è l’aumento della capacità di persuasione.
Affinché siano efficaci bisogna metterle in pratica e cercare di cambiare il nostro modo di comportarci e bisogna impengarsi ed esercitarsi molto se vogliamo ottenere i risultati sperati.
Tuttavia non tutti riescono a modellare il proprio modo di comportarsi con gli altri sia per mancanza di volontà sia per una questione di sorte.
Nel complesso il libro è bello e scritto con un linguaggio chiaro e lineare, si presta ad essere letto per chiunque si prefigga come meta il cambiamento del proprio modo di comportarsi con gli altri a prescindere dalla cattiva sorte o meno. Biagio Gugliotta.

Come finisce una democrazia

RECENSIONE
PAOLO BECCHI
GIUSEPPE PALMA
COME FINISCE UNA DEMOCRAZIA
PAGG 72
2017 ARIANNA EDITRICE
COSTO 3,99 EURO

I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi in un ebook di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

L’Ebook di Paolo Becchi e Giuseppe Palma “Come finisce una democrazia – I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi, di 72 pagine, edito nel 2017 da Arianna editrice ma ancora attuale per quanto viene affermato, ed acquistabile al costo di 3,99 euro, affronta i sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi e la fine della democrazia.
A parte gli aspetti tecnici relativi all’incostituzionalità delle leggi elettorali degli ultimi decenni, l’esigenza di occuparsi di questo tema, risponde al problema inerente il superamento della sovranità insita nei principi fondamentali della Costituzione.
Se da un lato il sistema elettorale vigente nel nostro paese dal 1946 al 1993 rispettava il dettato costituzionale, quelli che sono stati adottati dopo, hanno cercato chi più chi meno di influenzare la volontà popolare.
Per esempio nel caso del Mattarellum, la democrazia rappresentativa pluralista, lasciava il posto ad un sistema maggioritario, che pur non essendo mai finito dinanzi al giudizio della Consulta, vanificava almeno in parte i risultati elettorali ottenuti dai partiti minori i quali con il sistema maggioritario secco dovevano sperare nell’attribuzione dei seggi grazie alla residua quota proporzionale prevista (previo supplemento della soglia di sbarramento del 4%).
Le cose non sono andate meglio in seguito con l’adozione degli altri sistemi elettorali come il Porcellum ecc….
L’Ebook si conclude con un’appendice sugli articoli della Costituzione che si riferiscono al voto ed al suo collegamento con la sovranità popolare.
Biagio Gugliotta

CULTURA, ARTE E SCIETA’ AL TEMPO DI JUVARRA

RECENSINE
F0NDAZIONE 1563
CULTURA, ARTE E SCIETA’ AL TEMPO DI JUVARRA
Acura di
Giuseppe Dardanello
PAGG 270
2018 LEO OSCHKI EDITORE
MMXVIIII
COSTO 38 EURO

La cultura l’arte e la società al tempo di juvarra a cura di Giuseppe Dardanello in cui si fondono come si può vedere leggendo il libro le tre discipline sono strettamente correlate.

Nel libro “Cultura, arte e società al tempo di juvarra” a cura di Giuseppe Dardanello di 270 pagine, edito da Leo Olschki editore, di 270 pagine, ed acquistabile al prezzo di 38 euro, vengono raccolti gli esiti più maturi del percorso compiuto dai cinque borsisti che si sono confrontati co l’impegnativo compito di messa fondo delle ragioni che hanno innescato il cambiamento.
In virtù delle prospettive disciplinari seguite da ciascun autore, emerge vistosamente la complementarietà dei diversi ambiti chiamati a confrontarsi in quella ambiziosa partita corale di cambiamento.
Il libro riporta anche le reazioni alle interazioni di riforma del sistema degli Istituti di carità, avviata da Vittorio Amedeo II nel 1716 sono l’oggetto dell’indagine di Elisabetta Lungo.
Nei capitoli cui si suddivide il libro, vengono riportati concetti di carattere culturale e si avvale delle dotte relazioni di vari studiosi.
Per esempio nel saggio di Nicola Badolato viene cercato di scandagliare in profondità le dinamiche della produzione e della fruizione spettacolare in cui Javarra si trovò ad operare alla Corte del Cardinale Pietro Ottoboni in un’esperienza che comporta il concorso diretto di tutte le sue componenti, senza musica, teatro ecc.
In uno dei vari capitoli del libro viene messo in rilievo che il disegno è stato l’agente ed il veicolo principale dell’operazione di travaso culturale di Roma – Torino con cui Juvarra trasformò la Capitale sabauda nel cantiere – progetto della città moderna.
Il libro scritto con un linguaggio prettamente accademico che si presta ad un’attenta lettura per essere metabolizzato, è arricchito da una serie di immagini.

Biagio Gugliotta

JOSEPH RATZINGER
Con un inedito del Papa emerito
LIBERARE LA LIBERTA’
Fede e politica nel terzo millennnio
Prefazione di Sua Santità
PAPA FRANCESCO
Testi scelti Volume due
Fede e politica
PAGG. 208

Nel libro di Joseph Ratzinger Benedetto vengono affrontatati vari temi tra cui la VI Redenzione che è una parola centrale della fede cristiana; è anche una delle sue parole più svuotate: agli stessi credenti riesce difficile scorgervi dietro ancora una realtà. Se comparano con l’annuncio cristiano la fatica della loro vita quotidiana con le sue lotte, paure e incertezze, spesso sembra loro quasi impossibile riconoscere la redenzione come qualcosa di reale. Inoltre sono diventate oscure le parole con le quali si esprime al riguardo la tradizione della fede: espiazione, rappresentanza vicaria, sacrificio; sembra che tutto questo non abbia più alcun vero rapporto con le esperienze e le prospettive della vita di oggi. Sono trascorsi ormai più di cinquant’anni da quando il teologo cattolico di Breslau, Josef Wittig, formulò questa sensazione in un modo che, per la sua naturalezza e franchezza, da molti fu percepito come una vera liberazione. Raccontava allora come da fanciullo, dopo che a lui e agli altri scolari era stata spiegata la dottrina della redenzione, veniva insegnato questo canto: “Consòlati, consòlati, siamo redenti”. Un giorno, però, in quel devoto idillio che in realtà non diceva nulla a nessuno, irruppe d’improvviso la domanda impudente di un piccolo scolaro saccente: “Ma da cosa siamo redenti?”. Dal peccato, gli venne risposto. Ma quel piccolo monello non era soddisfatto, visto che del peccato aveva trattato l’intero corso di religione, al termine del quale, racconta Wittig, dal peccato lui e gli altri non erano stati redenti per niente. La successiva risposta mise definitivamente sottosopra l’intero sistema. Gli si disse: “Possiamo confessare i peccati, ora, e ottenerne la remissione”. L’ultima contro-domanda del ragazzo rimase senza risposta. Ribatté: “Cristo non avrebbe fatto meglio a redimerci dalla Confessione piuttosto che dal peccato?”. In fondo, battute come questa sono ancora innocue: in primo luogo Wittig mirava solo a un cristianesimo vissuto in modo più disteso, con più fiducia e apertura. Ma senza dubbio dietro di esse si prean- ∗ Affiorava il sentimento che in verità il cristianesimo ci toglie la libertà e che la terra della libertà potrà profilarsi solo quando saranno definitivamente spazzati via i condizionamenti dovuti al cristianesimo. Nelle speranze che germogliarono nel e intorno al Concilio Vaticano II agì una mescolanza di motivi molto simile. Anche qui, in un primo momento, l’attesa di un cristianesimo più semplice, più aperto e meno regolamentato mise le ali alla speranza di poter così riscoprire di nuovo la gioia sepolta del vangelo. E tuttavia, ben presto si vide che dietro a un allentamento del dogma e dietro all’abbandono della confessione non c’era la terra promessa della gioiosa libertà dei redenti, ma un deserto arido, che diviene tanto più spettrale quanto più in esso si avanza. Jean-Paul Sartre ha descritto il paesaggio che ora si vede con la logica cristallina che è propria dello spirito francese. Nel cammino che conduce fuori dall’ambito della tradizione cristiana, Sartre ha già compiuto l’ultimo passo: per lui è chiaro che, per l’uomo, la vera e propria costrizione delle costrizioni è Dio; nel processo di rigetto dei vincoli inibitori, il passo decisivo, secondo lui, non è compiuto sin tanto che l’uomo non si è liberato da quel laccio. La non-esistenza di Dio, dice Sartre, è la condizione per la libertà umana; perché se Dio ci fosse, allora lo spazio dell’esistenza umana sarebbe già tracciato da lui, e l’obbedienza costituirebbe l’ineludibile statuto fondamentale della nostra vita. Solo se Dio non c’è, non è prestabilito alcunché; in questo caso non esiste nessuna idea di creazione dell’uomo, nessuna natura dell’uomo che tracci per lui chi o cosa egli sia e debba essere. Solo così egli è totalmente libero. Cosa si debba intendere con la parola uomo, ciascuno dovrà inventarlo da sé, senza che, nel farlo, lo limiti alcun criterio di giudizio: «L’uomo non è altro che ciò che si fa», così il pensatore francese formula la quintessenza della sua filosofia della libertà. E tuttavia questa completa libertà è il contrario della redenzione: l’uomo è l’essere maledetto che non sa cosa sia, perché egli sia, e cosa debba fare di se stesso. Nell’oceano del nulla, egli deve solo progettare cosa vuol essere, perché il fatto che non vi sia alcuna idea di lui significa naturalmente anche che non c’è alcun senso. Que- 71 sta libertà da Dio è logicamente anche libertà dal senso, mancanza di senso. La libertà che scopre Sartre è in realtà la dannazione dell’uomo: gli animali, che semplicemente sono quel che sono, loro sono felici; l’uomo, che deve creare se stesso, proprio per questo è all’inferno, è l’inferno per se stesso e per gli altri. Dopo il crollo dei sistemi totalitari, che hanno segnato in così vaste proporzioni il profilo complessivo del nostro secolo, è venuta oggi via via affermandosi in gran parte del globo la convinzione secondo cui la democrazia certo non genererà la società ideale, ma purtuttavia rappresenta nella pratica l’unico sistema di governo adeguato ai nostri tempi. Essa attua la suddivisione e il controllo dei poteri, ed offre così la garanzia più ampia possibile contro arbitrio e sopraffazione, favorendo la libertà di ogni singolo individuo e la tutela dei diritti umani. Quando oggi si parla di democrazia, si pensa soprattutto a questo aspetto positivo: alla partecipazione di tutti al potere, la quale è espressione di libertà. Nessuno dev’essere semplicemente oggetto di dominio, e perciò “suddito”; ciascuno deve poter inscrivere il contributo del proprio impegno e della propria volontà nel tutto dell’azione politica. Soltanto come “parte attiva” i cittadini possono essere davvero tutti liberi. Il peculiare bene che viene perseguito mediante la partecipazione democratica al potere è dunque la libertà e l’uguaglianza di tutti. Poiché tuttavia il potere non può essere continuamente esercitato da tutti in forma diretta, esso deve temporaneamente essere delegato. Anche se tale delega è solo limitata nel tempo, dura cioè fino alle successive elezioni, richiede però dei controlli, affinché la volontà generale di coloro che hanno delegato il loro potere permanga come istanza determinante, e affinché la volontà di coloro che lo esercitano non tenda a concepirsi e a condursi come “autoreferente”. A questo punto molti si fermano e dicono: il fine dello Stato è raggiunto quando è assicurata la libertà di tutti. In questa maniera si evidenzia il fatto che secondo tale modo di pensare il fine precipuo ∗ La libertà ha dunque bisogno di contenuto. Lo possiamo definire come la salvaguardia dei diritti umani. Possiamo però anche descriverlo più dettagliatamente come garanzia del progresso della società tutta e del bene dei singoli individui: il «suddito», cioè colui che ha delegato ad altri il proprio potere, «può essere libero se riconosce se stesso – cioè il suo proprio bene – nel bene comune perseguito davOgni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo migliore. In tale prospettiva, prego Dio, Padre dell’umanità, di concederci la concordia e la pace, perché possano compiersi per tutti le aspirazioni di una vita felice e prospera. A 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, che ha consentito di rafforzare la missione della Chiesa nel mondo, rincuora constatare che i cristiani, quale Joseph Ratzinger/Benedetto XVI LIBERARE LA LIBERTÀ FEDE E POLITICA NEL TERZO MILLLENNIO
Con un Titolo ineditoi
LIBERARE LA LIBERTA’
Nel libro si parla anche popolo di Dio in comunione con Lui e in cammino tra gli uomini, si impegnano nella storia condividendo gioie e speranze, tristezze ed angosce , annunciando la salvezza di Cristo e promuovendo la pace per tutti. In effetti, i nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. Allarmano i focolai di tensione e di contrapposizione causati da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato. Oltre a svariate forme di terrorismo e di criminalità internazionale, sono pericolosi per la pace quei fondamentalismi e quei fanatismi che stravolgono la vera natura della religione, chiamata a favorire la comunione e la riconciliazione tra gli uomini. E tuttavia, le molteplici opere di pace, di cui è ricco il mondo, testimoniano l’innata vocazione dell’umanità alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e coincide, in certa maniera, con il desiderio di una vita umana piena, felice e ben realizzata. In altri termini, il desiderio di pace corrisponde ad un principio morale ∗ Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XLVI Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2013. 1 Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 7 dicembre 1965, n. 1. 146 fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo integrale, sociale, comunitario, e ciò fa parte del disegno di Dio sull’uomo. L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio. Tutto ciò mi ha suggerito di ispirarmi per questo Messaggio alle parole di Gesù Cristo: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9)a coloro che esercitano il potere»
un Concilio, come messaggio, come azione, diciamo pure come intervento profondo della vita delle Chiese, è necessario, ma nello stesso tempo provoca anche nuove complicazioni; e siamo in una fase nella quale dobbiamo far fronte a queste complicazioni