Heinrich Meier LA LEZIONE DI Karl SMITT Quattro capitoli sulla distinzione tra Teologia politica e Filosofia politica Edizione italiana a cura di Corrado Badocco

RECENSIONE

Heinrich Meier
LA LEZIONE DI Karl SMITT

Quattro capitoli sulla distinzione tra Teologia politica e Filosofia politica
Edizione italiana a cura di Corrado Badocco

Postfazione di Raimondo Cubeddu
PAGG 352
2017 CANTAGALLI

Il lbro in edizioni italiana a cura di Carlo Badocco “di Heinrich Meyer “ La lezione di Karl Schmitt “Quattro capitoli sulla distinzioni tra politica e fiosofia”, di 352 pagie, edito nel 2017 dalle edizioni Cantagalli, ed acquistabile al prezzo di 22 euro, mette in rilievo che l’’indignazione morale non è cosa della Filosofia politica. Non è affar suo. Probabilmente però fa parte delle cose di cui essa s’interessa, e allora riguarda la filosofia come qualcosa di cui essa deve occuparsi. Rientra nelle cose di cui essa s’interessa, non perché la morale rappresenta un presupposto sul quale non s’era interrogata oppure un dato di fatto su cui non s’era potuta interrogare, bensì perché rappresenta un oggetto da indagare ovvero un problema. Usata come strumento di diagnosi, la questione di qual è l’obiettivo primario e la fonte ultima dell’indignazione morale riesce inoltre a sviluppare una capacità euristica per nulla inferiore a quella dell’altra questione, ben più ampia di qual è la “morale che si ha (che lui ha: il filosofo) di mira” Chiunque si occupi di Carl Schmitt e della sua lezione farà bene a porsi entrambe queste domande, senza mai perdere di vista né l’una né l’altra. Come sarebbe possibile non tener conto della massima espressa da Nietzsche quando ci si occupa di un teorico che dichiara come “nocciolo dell’idea politica” “la pretenziosa decisione morale” e che fa dipendere entrambe, ossia tanto il carattere morale quanto l’idea politica, dall’elemento teologico ? E come non raccogliere il filo d’Arianna che ci è offerto dalla questione dei principali oggetti d’indignazione di questo teologo? Ma Ma Schmitt non ha preteso forse di essere un “teorico della politica pura” o comunque un “osservatore dei fenomeni politici”, che «rimane coerentemente e conseguenzialmente fermo sul suo pensiero politico»? Non è diventato forse famoso per aver tenuto rigorosamente distinto, come pensano alcuni, o completamente separato, come dicono altri, ciò che è politico da ciò che è morale? Non è stato proprio questo, insieme alla sua critica alla “morale umanitaria”, ossia al suo rifiuto del “moralismo”, che occupò e impressionò così a lungo gli animi dei suoi amici e nemici? Non dipende forse in buona parte da questo l’aura di fredda impassibilità e affascinante orrore che agli occhi di molti avvolge il suo nome? E non vale forse lo stesso anche per l’indignazione morale che in misura ancora maggiore gli è stata riservata? Chiunque cerchi di trovare un orientamento sulla base delle opinioni espresse su Schmitt, si troverà a muoversi tra queste opinioni come tra siepi di un labirinto che circonda quello che Schmitt stesso è, consna irrimediabilmente. E l’attenzione che da qualche decennio si riversa sulla Teologia politica, intesa e spacciata come il canone interpretativo della modernità, e talora come una forma di Politico, o di “decisionismo”, senza Dio, può sembrarne una riprova. Ciò che però è anche l’indice della decadenza della Filosofia politica che, smarrito o rinnegato il suo progetto di una ricerca del miglior regime o ordine politico indipendente tanto dalla rivelazione, dalla storia, quanto dal potere degli uomini, si trova a brancolare tra problemi e tra minuzie che non arrivano ad una sintesi e che non lasciano intravvedere qualcosa di diverso dall’estensione generalizzata di modelli comportamentali storicamente, geograficamente e socialmente condizionati scambiati per la “natura umana” e da uno sconsolato relativismo che non ha più nulla dell’audace e spericolato nichilismo nietzschiano. Lo studio di Meier ha contribuito a far sì che l’espressione e il concetto di Teologia politica, che per secoli ebbe una vita 309 Postfazione riservata anche a motivo della sua complessità, diventasse negli ultimi decenni un concetto popolare. Personalmente ritengo che bisognerebbe aggiungere anche che l’attuale revival (in cui l’aspetto teologico è sovente trattato come un ingombro) sia da mettere in relazione, come già lo fu per Schmitt, con uno stato di profonda (anche se non sempre giustificata) insoddisfazione nei confronti di alcune delle tradizioni predominanti nella filosofia politica contemporanea. Soprattutto di quelle che, illudendosi, hanno pensato di poter risolvere tramite l’etica il problema della decisione politica trasformando così la Politica in un’ancella non più della Teologia, ma di un’etica laica che avrebbe dovuto limitare, se non anche “moralizzare” il Politico. Tuttavia, e per quanto si possa osservare che una lettura di Schmitt e uno studio del suo cosiddetto “decisionismo” sarebbe stata in questi casi più che salutare e proficua, il fatto è che come si è esteso il concetto di Teologia politica a canone di interpretazione generale della Politica, così si potrebbe osservare che la decadenza della Filosofia politica in un relativismo permissivistico mascherato da “normativismo” non è un fenomeno che abbraccia tutta la filosofia politica contemporaneaente di dare a malapena un’occhiata oltre di esse. Biagio Gugliotta.

IN VIAGGIO PER BAGHERIA

RECENSIONE
Giuseppe Riccobono
IN VIAGGIO
PER BAGHERIA
PAGG 183
2015 CASA EDITRICE KIMERIK
COSTO 1° EURO

Dalla grande metropoli caotica e bella, si preferisce ritornare a vivere in una piccola e graziosa cittadina poco distante: Bagheria o Bagheria , la “città delle ville”.

Il libro di Giuseppe Riccobono “In viaggio per Bagheria” di 183 pagine, edito nel 2015 dalla Casa Editrice Kimerik ma ancora attuale, ed acquistabile al prezzo di 10 euro, mette in rilievo che Palermo città caotica e bella, si preferisce ritornare a vivere a Bagheria.
Tutti gli avvenimenti diventati rapidi e meno interessanti per trovare lo spazio o le comodità del quieto vivere non si presentarono tanto agevoli.
Tante volte si doveva lottare co proprio “io” per sottostare a dolorosi compromessi.
Potevano esserci la distanza del lavoro, la necessità di alzarsi molto presto per essere puntuali sul posto di lavoro ben remunerato,
Le persone erano molto semplici e soprattutto si poteva vivere nell’assoluta tranquillità e fruendo di spazi aperti, del cibo sano e meno costoso e soprattutto della mancanza del traffico che vi è nelle metropoli.
In sostanza l’autore del libro riporta racconti narrati con calma all’amico nell’arco di circa un’ora durante un viaggio che inizia dal centro di Palermo e termina a Bagheria, e qui si inserisce tutto il contesto del paesaggio naturale che lentamente viaria ad ogni istante dal percorso, insieme ai tanti ricordi dei personaggi che vengono chiamati a turno in causa e che s’intrecciano nel filone della trama per concludere il romanzo d’amore.

Biagio Gugliotta

IL MERAVIGLIOSO GIOCO Pionieri ed eroi del calcio italiano 1886 – 1926

RECENSIONE
ENRICO BRIZZI
IL MERAVIGLIOSO GIOCO
Pionieri ed eroi del calcio italiano 1886 – 1926
PAGG 250
2015 EDITORI LATERZA
COSTO 11,99 EURO

La storia del calcio dal 1886 al 1927 in un ebook del libro di Enrico Brizzi

L’ebook del libro di Enrico Brizzi “Meraviglioso gioco – Pionieri ed eroi del calcio italiano 1886 – 1927 di 250 pagine, edito da Laterza nel 2015 ma interessante anche a distanza di 3 anni dalla prima edizione, , ed acquistabile al prezzo di 11,90 euro, racconta che l’iniziativa di un campionato nazionale italiano, nasce per opera della neonata federazione Italiana del Football, fondata a Torino l’8 marzo 1998.
Come era avvenuto 35 anni prima a Londra in occasione della prima assemblea della FA, furono invitate ad aderire società destinate a lasciare un’impronta notevole sul movimento frammentate ad altre dalla vita breve o addirittura refrattarie sin dall’inizio dell’ipotesi di sottomettersi alle regole del nuovo organismo.
Sta di fatto che i club presenti all’apertura ufficiale dei lavori furono scelte: il Genoa, tre squadre di Torino e cioè l’Internazionale che aveva alle sue stelle in John Savage, Edoardo Bosio e nell’elvetico Weber, il Football Club torinese e la reale società Ginnastica, quindi l’Unione Pro -sport Alessandria, la SW^EF Mediolanum e la società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo.
Nel libro si parla in particolare della nascita delle squadre italiane del nord e del sud e dei vari incontri tra di loro, la nascita della FIFA e della proposta genoana di mettere in palio il nuovo trofeo che prendeva il nome del socio offerente; la coppa Fawcus.
Molti calciatori come tanti altri atleti di altre discipline sportive, combatterono la prima guerra mondiale e morirono per cui a guerra finita le squadre di club dovettero rifondarsi.
I football club furono chiamati a diventare Associazioni Calcistiche e presto i blasoni sarebbero stati accompagnati da fasci littori.
Lo stesso destino sarebbe toccato allo scudetto ed al blasone di Casa Savoia presente sulla maglia della Nazionale che nel corso degli anni trenta, si sarebbe sostituito dallo scudetto tricolore sulle maglie dei campioni d’Italia.
Delle squadre di allora militano nella serie A la Juventus, il Milan l’Inter, il Genoa, il Napoli ecc…ed il calcio italiano è cambiato molto rispetto ad allora e vi sono trofei come la Coppia Italia l’Europa League, la Champions League che e non è più come una volta che il passaggio al turno successivo si giocava in 180 minuti, cioè le squadre partecipanti giocavano un’andata ed un ritorno sin da subito.

Biagio Gugliotta